Wesley a sinistra, nuove soluzioni tattiche e una gestione diversa dei momenti della partita da parte di Gasperini. Ecco come il tecnico ha rivoluzionato la Roma.
Seicentoquarantadue panchine e 1.050 punti in Serie A, ma Gian Piero Gasperini ha ancora voglia di migliorarsi. Eppure, se c’è un tecnico che negli ultimi anni è stato in grado di innovare il calcio italiano, quello è proprio l’uomo di Grugliasco che da oltre un anno ha trasferito il suo modus operandi a Trigoria, provando a plasmare una Roma a sua immagine e somiglianza. E i risultati gli stanno dando ragione.
Nello scorso campionato, infatti, è arrivato il terzo posto, con il ritorno dei giallorossi in Champions League, e l’avvio in campionato li vede primi, insieme a Inter e Lazio, dopo quattro vittorie e un pari. Se a Bergamo ha fatto scuola con il suo 3-4-2-1 e l’uomo su uomo a tutto campo, anche in questa sua Roma le innovazioni non mancano e si possono individuare tre gradi di separazione col passato.
Il tecnico ha rivoluzionato la Roma dentro e fuori dal campo
Gli esterni a piede invertito, ormai, imperversano negli attacchi, ma Gasperini ha deciso di ampliare il discorso ai giocatori a tutta fascia. In particolare Wesley, preso per l’out di destra, è ormai inamovibile a sinistra. Una soluzione inizialmente d’emergenza, vista l’assenza di Angeliño, divenuta poi definitiva. Al nazionale brasiliano l’allenatore chiede sì di arrivare sul fondo ma, più spesso, di rientrare e dialogare con i compagni.
Quest’anno, poi, a centrocampo Gasperini ha quattro esterni destri: Molina, Rensch, Lulli e, ovviamente, Wesley. Tra le abilità di Gian Piero, poi, c’è sicuramente quella di saper leggere i vari momenti della partita e, con i cinque cambi a disposizione, poterla indirizzare. Con la Dea era solito cambiare tutto il reparto offensivo a gara in corso, ma proprio contro l’Atalanta, poche settimane fa, è riuscito a ribaltarla modificando due terzi della difesa: «Difficilmente quando vai sotto pensi a cambiare dietro, ma facevamo fatica e le energie fresche lì ci hanno ridato in mano il pallino».
Il terzo cambio di prospettiva, poi, riguarda tutto ciò che si muove dentro e fuori Trigoria. Una città che vive di calcio, con passione travolgente, spesso in passato dipinta come un tappo alle ambizioni. Non per lui però. «La piazza è il massimo, ti motiva e stimola. L’Olimpico sempre pieno è una meraviglia, ti dà una pressione positiva». Da debolezza, quindi, a punto di forza: «Qui a Trigoria c’è un ambiente dove hai piacere a venire. Sono innamorato di questo gruppo». Via, quindi, anche il tabù dello spogliatoio mangia-allenatori.
fonte: Corriere della Sera