Napoli-Roma è un derby che negli ultimi anni ha visto i partenopei padroneggiare, ma ora la Roma cerca di ribaltare le gerarchie.
La Repubblica (M.Azzi e M.Juric) – Le gerarchie cambiano e tira aria di passaggio di consegne: da una parte il Napoli in fase calante e a fine ciclo dopo la storica doppietta scudetto del 2023 e 2025, dall’altra la fame, le ambizioni e i 7 punti in più in classifica della Roma, che al Maradona non vince dal 2018 e nell’anticipo di oggi (ore 18) va dunque all’assalto pure di un tabù. Solo nel 2024 finirono davanti i giallorossi, ma senza brillare e approfittando del peggior campionato — decimo posto — della ultraventennale gestione di Aurelio De Laurentiis, che ora sta vivendo un altro momento di difficoltà e riflette sul suo futuro, dopo aver aperto le porte alla vendita del suo club.
Sull’altra sponda invece la svolta americana è finalmente passata dalla laboriosa fase della semina a quella del raccolto e i Friedkin hanno già operato il sorpasso sugli azzurri fuori dal campo, lanciandosi con la concretezza che è mancata ad ADL nella fase operativa della realizzazione del nuovo stadio. In apparente controtendenza c’è quindi solo il duello tra le panchine, coi numeri che danno ragione a Massimiliano Allegri (6 scudetti a 0) nell’impari confronto statistico con Gian Piero Gasperini, che tuttavia non ha mai avuto a sua disposizione un gruppo così competitivo e spera di ridurre il gap negli scontri diretti con il tecnico livornese: 6 successi, 11 pareggi e ben 14 ko.

La Roma ribalta le gerarchie del derby con il Napoli
La Roma è arrivata con 17 punti e altrettanti giocatori di movimento a disposizione. I primi valgono il terzo posto, i secondi raccontano invece l’emergenza di Gasperini. L’ultimo a fermarsi è stato Pellegrini: minimo due mesi di stop. Out pure Svilar, Koné e Dybala. I giallorossi però non hanno smesso di fare punti. Semmai inseguono ancora una vittoria che faccia rumore. Contro il Real è arrivata una sconfitta, con l’Inter non è bastata la doppietta di Koné per andare oltre il pari. Per il salto di qualità serve qualcosa che la classifica non racconta. Al Maradona i giallorossi cercano il primo scalpo. Scelte quasi obbligate: Gollini tra i pali, Mancini, Ndicka e Hermoso in difesa, Lulli a destra (vicino al rinnovo), Malen al rientro dalla squalifica con Soulé alle spalle. Mora può completare la trequarti, Pisilli in mediana con De Roon. Cauto Allegri. «A ottobre non si decide nulla». Ma sono 90’ che pesano sulle gerarchie.