Il talento di Rodrigo Mora emerge contro la Fiorentina: il portoghese crea superiorità numerica e convince Gasperini con tecnica, dribbling e personalità.
Mora è uno di quei calciatori che si riconoscono dalle cose semplici e non solo dal rientro sul destro e dal tiro diretto all’incrocio che De Gea ha deviato in angolo. Perché nella notte di Malen e Dybala, al genietto di Oporto è bastato poco per far capire di non essere uno qualsiasi. “Siamo di fronte a un talento straordinario. È un ragazzo in crescita, dotato di personalità e ogni volta che tocca la palla succede qualcosa di bello. È duttile, può giocare trequartista ma anche a destra e a sinistra”, ha sottolineato Gasperini a fine match.
Rodrigo Mora: talento e personalità al servizio di Gasperini
Il portoghese è sicuramente uno che ha bisogno di capire in che mondo è finito, ma che già dai primi passi ha lasciato intendere di avere una maturità calcistica non comune. Una caratteristica, questa, che lo può aiutare. Soprattutto a Roma, dove le etichette sono difficili da togliere. Ribattezzato mister 52 milioni, anche se ad oggi ne è costati soltanto 25, ha sul suo conto aspettative enormi.
E non potrebbe essere altrimenti se ti presenti con un biglietto da visita che vuole essere il primo per passaggi chiave (2,7 per 90 minuti), quello con più dribbling riusciti e il quarto per tiri tentati in un campionato, la Liga portoghese, che non sarà la Premier ma che a livello di qualità ha poco da invidiare anche alla nostra Serie A.
Dunque Rodrigo Mora studia. Roma, la Roma, i compagni, l’allenatore. Che ha voluto dargli subito fiducia. Così, complice anche l’assetto tattico che vuole i giallorossi giocare con il trequartista dietro le due punte quando si affrontano squadre che difendono con la linea a quattro, è partito titolare. Si eclissa per un po’ per poi ritrovarsi nel ruolo dove Gian Piero Gasperini lo vorrebbe in futuro e dove oggi più di qualcuno storce il naso, ritenendolo inadeguato. Largo a sinistra, Mora fa quello per il quale è stato preso: creare la superiorità numerica.
Lo fa con una semplicità tale che ricorda quello che i Chicago Bulls della fine degli anni ’80 chiamavano il «clear out». Ossia, squadra da un lato per lasciare spazio a Jordan sull’altro, evitando così raddoppi immediati. Mora ha infatti una velocità di esecuzione sul primo passo nel dribbling che nel campionato italiano può fare la differenza. E paradossalmente può riuscirci partendo più con i piedi sulla linea laterale che in mezzo al traffico, dove, per il poco che si è visto, sembra ancora bearsi della sua facilità di tocco.