Totti su Spalletti: gli anni del silenzio, il primo incontro e gli spot insieme. Il racconto di un rapporto che sta lentamente cambiando.
La Gazzetta dello Sport ha pubblicato due estratti dall’autobiografia di Francesco Totti, nei quali l’indimenticato capitano della Roma parla del suo rapporto con Luciano Spalletti, dalla rottura nella fase finale della sua carriera al disgelo degli ultimi tempi.
Totti su Spalletti: “È disgelo”
«Le condizioni ideali per la pace tra me e Luciano Spalletti sono in costruzione. Diciamo che abbiamo intrapreso un percorso oltre il silenzio che c’era. Da dove nasca la nostra rottura lo sanno anche i marziani. Il dopo è interessante.
Dal 28 maggio 2017, giorno del mio ritiro forzato, e per oltre sei anni, non ci siamo più visti né sentiti. Nessuno di noi avvertiva il bisogno dell’altro. Nel novembre 2023, però, qualcosa ha iniziato a muoversi. Mi ha chiamato Vito Scala.
“Frà, sai che l’Italia, il 17, gioca a Roma contro la Macedonia?”.
“Eh, che c’è?”.
“Una delegazione della Nazionale andrà in visita al Bambino Gesù”.
Cioè all’ospedale pediatrico da dove ogni tanto, senza dirlo a nessuno, passo per salutare i giovanissimi pazienti.
“Ecco, dovresti andarci anche tu. Sarà un bel momento. Ci saranno il presidente della federazione Gabriele Gravina, il tuo amico Gigi Buffon, Giovanni Di Lorenzo, viene anche Angelo Peruzzi. E…”.
“E?”.
“E il ct della Nazionale”.
Cioè Luciano Spalletti.
“No”.
Non ne volevo sapere.
“Frà, pensaci…”.
E in effetti ci ho riflettuto, e ho capito che va bene essere egoisti, difendersi dal dolore e nascondere le ferite, ma non sulla pelle di altri. Chiudi un occhio e ascolti il cuore. Quindi ho accettato l’invito, tanto prima o poi doveva succedere. Il mondo del calcio è piccolo. O lo saluto, o gli do ‘na capocciata.
Sono arrivato prima di lui, quel giorno. In mezzo a quel casino, Vito si è fatto serio: “Stanno ad arrivà”.
Il presidente Gravina ha fatto lo splendido: “Lui è Luciano Spalletti…”.
Che, devo dire, ha pronunciato le parole giuste, per sdrammatizzare: “Dalla parte del cuore, ti do l’abbraccio? Dalla parte del cuore, via…”.
Un cinque veloce. Un abbraccio. Si è trattato di un gesto fugace, nulla di più. L’ho rivisto all’Olimpico di Roma, il 14 maggio 2025, finale di Coppa Italia vinta dal Bologna contro il Milan.
“Come va?”.
“Tutto bene, e tu?”.
“Bene, grazie”.
“Ciao”.
“Ciao”.
Solite cose, senza trasporto. Poi, spariti. Finché Damiano Biondi si è fatto vivo con una proposta.
“Ti vorrebbero per lo spot dell’Amaro Montenegro”.
“Bello”.
“Okay. Poi mi dicono che sarebbe molto bello se lo girassi con…”.
“Con?”.
“Con Spalletti”.
“Aspetta, forse ci sono delle interferenze. Con chi?”.
“Con Spalletti…”.
“No, ti voglio bene, ma non ce la faccio. Se lo incontro lo saluto per educazione, però davvero non riesco”.
La verità è che, sotto sotto, qualcosa mi stuzzicava. Il tira e molla è durato un mese. Non ero convintissimo, però alla fine ho ceduto.
Come location è stata scelta una zona di Roma che tutti chiamano I Ponti. Ognuno aveva il suo camper per cambiarsi e per truccarsi. Sono sceso dal mio e mi sono avviato verso quello di Spalletti. Ho bussato.
“Apri, che c’hai paura?”.
È sceso, ci siamo abbracciati, una cosa leggermente più vera rispetto a quella del Bambino Gesù.
“Francesco, sei contento di fare lo spot con me?”.
“Non vedevo l’ora. Comunque mi devi ringraziare, mister. Se avessi detto no io, non avrebbero preso neanche te”.
In una pausa delle riprese, una vecchina si è affacciata a un balcone e ha urlato a Spalletti:
“Aò, nun ce scherzà col capitano, che quello è nostro. Sta attento. Noi nun ce scordamo”.
Assist clamoroso.
“Mister, stai attento per davvero, che se qui faccio scattare l’ignoranza finisce male”.
Abbiamo lavorato insieme due giorni, è servito, ci siamo sciolti, abbiamo sorriso, di quei sorrisi spontanei, non comandati. Devo dire che ne sono uscito più sereno.
Nell’estate del 2026 ne abbiamo girato un secondo, per tre giorni nella tenuta di Spalletti, in Toscana. Una sera ci siamo ritrovati a tavola insieme ad altre persone. Ho parlato io, rivolgendomi a tutti:
“Come allenatore era uno dei più forti, con me non si è comportato benissimo…”.
“No, Francesco, è tutta colpa tua, sei tu che hai voluto il male mio e mi hai cacciato dalla Roma”.
“Ma che stai a dì, mister? Hai fatto tutto da solo”.
Non ne siamo usciti neanche lì, però il clima era decisamente più amichevole. Di spot in spot stiamo eliminando le scorie. Abbiamo iniziato un forte percorso di riavvicinamento. Quando ci racconteremo tutta la verità, nient’altro che la verità, io ci metterò una pietra sopra in maniera definitiva».