Edoardo Bove ha rilasciato un’intervista al Festival dello Sport nella quale ha parlato del proprio malore, del passato nella Roma e dei propri obiettivi futuri

Roma, ecco le dichiarazioni di Edoardo Bove
Edoardo Bove, al Festival dello Sport di Trento in collaborazione con La Gazzetta dello Sport, ha infatti rilasciato un’intervista nella quale ha parlato della propria carriera. Bove ha quindi raccontato il proprio malore, gli anni passati alla Roma e gli obiettivi futuri che vuole raggiugere.
Di seguito quindi le parole di Bove:
“Ho sempre coltivato il sogno di tornare a giocare. Il calcio è una mia grandissima passione. Volevo e voglio vivere di questo. Cosa si prova a essere un calciatore senza il calcio? La sensazione è simile a quella di una grande perdita. Per cause esterne sei costretto ad affrontare la vita in modo diverso. In questo è importante come reagiamo. Possiamo fare quello che vogliamo. Il calcio in quel momento era tutto per me. Ora sono arrivaro all’idea che il calcio è la mia più grande passione ma c’è anche tanto altro. Nei primi momenti mi dava fastidio vedere le partite, i bambini che giocavano. C’è stato un piccolo rifiuto all’inizio, mi sono dato al tennis. Poi sono tornato al calcio, la mia più grande passione.”
Sul documentario che uscirà su di lui: “Sarà un racconto intimo del mio percorso interiore. Se ho dato il permesso alle telecamere di entrare nella mia vita privata è per far vedere le difficoltà che un ragazzo può vivere. Non voglio essere un modello, ma è solo un modo per ispirare le persone che vivono delle difficoltà e per dare la forza di guardare dentro se stessi e farsi aiutare. Cobolli? Non sa neanche quanto è stato importante per me. Il guardare lui conquistarsi i suoi sogni, lavorare. Mi ha dato la forza del dire ‘posso farlo anche io’. Lui è entrato nella Roma prima di me. Poi sono arrivato anche io e abbiamo giocato insieme. Io giocavo sia a tennis che a calcio, lui lo stesso. Un giorno lo incontrai a un torneo di tennis e gli chiesi cosa ci facesse lì. Lui mi chiese lo stesso. Era molto più forte di me a tennis. Ha lasciato il calcio per il tennis. Se ci si pensa è una scelta un po’ folle perché nel tennis hai meno probabilità di arrivare. Quando Bruno Conti ci chiamò per dirci che dovevamo decidere tra calcio e tennis, io scelsi il calcio, lui il tennis. Poi ci siamo ritrovati nel nostro percorso. Se Cobolli avesse continuato a giocare a calcio sarebbe arrivato in Serie B”.
Inoltre sul malore in Fiorentina-Inter: “La verità è che non ricordo niente di quel momento. Mi sono svegliato in ospedale senza ricordarmi cosa fosse successo. Mi sono trovato a dover affrontare una difficoltà dal nulla. Sono stato costretto a stare lontano dal campo e dalla mia quotidianità per un po’. Ho dovuto trovare cose da fare. Per esempio il documentario mi ha aiutato a raccontarmi. Essendo uno introverso facevo fatica a parlare con la mia famiglia. Una telecamera senza nessuno davanti mi ha aiutato a tirare fuori le mie emozioni. Sono sempre stato un giocherellone. Ho coltivato il sogno di fare il calciatore piano piano. Non pensavo all’inizio di farlo diventare un lavoro. Semplicemente mi ero detto che sarei andato avanti finché non fosse diventato un peso andare al campo. Quel momento non è ancora arrivato”.