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Everton in vendita, i Friedkin puntano tutto sulla Roma

Everton in vendita, i Friedkin puntano tutto sulla Roma

Everton in vendita: la possibile operazione da 800 milioni di sterline si intreccia con le ambizioni della Roma e gli investimenti dei proprietari americani.

Il gruppo Friedkin ha deciso di mettere in vendita l’Everton, l’altra società di proprietà insieme al Cannes, acquistata nel 2024. La notizia era nell’aria già alla fine del calciomercato estivo, quando i tifosi hanno criticato aspramente le manovre dirigenziali. Ieri è diventata ufficiale: «Stiamo esplorando nuove opzioni di investimento, tra cui la potenziale vendita di una partecipazione di controllo. È il momento giusto per considerare il prossimo capitolo per l’Everton. Valuteremo solo l’interesse di parti che crediamo fermamente saranno gli amministratori giusti per portare avanti il club e costruire sullo slancio che è stato stabilito», si legge nel comunicato.

Non c’è una tempistica per la vendita né una cifra ufficiale. Ciononostante, si ipotizza che il valore dell’operazione si aggiri intorno agli 800 milioni di sterline, inclusi i 380 milioni di debito. Se l’operazione dovesse concludersi in questi termini, rappresenterebbe per la holding un vero affare, considerando che aveva rilevato il 94,1% del club da Farhad Moshiri per circa 400 milioni.

Everton in vendita, il rilancio dei conti

everton

 

Il rapporto tra i Friedkin e l’Everton, però, aveva avuto inizio mesi prima, quando la proprietà statunitense aveva concesso al sodalizio del Merseyside un finanziamento di circa 200 milioni di sterline, destinato principalmente a estinguere debiti pregressi e, per la parte restante, a sostenere anche il completamento del nuovo stadio. Quest’ultimo appare il fulcro dell’operazione: l’Hill Dickinson è entrato in funzione nel 2025, elevando il profilo patrimoniale e commerciale dei Toffees.

Un impianto già in costruzione da anni (la prima pietra fu posata nel 2021), che il gruppo Friedkin ha contribuito a ultimare, ma senza pagarlo interamente. Il loro ingresso in Premier League ha quindi permesso di completare l’impianto e rimettere in ordine i conti della società. A dimostrarlo sono i risultati di bilancio della stagione 2024/25 pubblicati dalla lega inglese, dai quali emergono ricavi record di 196,7 milioni di sterline e perdite ridotte a 8,6 milioni.

Ma allora perché liberarsi di un club che avrebbe potuto avere ampi margini di crescita? Oltre alle motivazioni economiche, c’è anche il possibile conflitto con le ambizioni della Roma nelle competizioni UEFA. Inizialmente, infatti, da Houston sostenevano di poter gestire la presenza contemporanea di entrambe le società nelle coppe europee, ma con il tempo questa certezza è venuta meno.

Roma al centro dei piani dei Friedkin

Tuttavia, c’è chi sostiene che, sin dall’inizio, sia stata solo un’operazione speculativa e non un investimento a lungo termine, tant’è che i tifosi inglesi e i proprietari non hanno mai instaurato un legame profondo. Non che ci sia con quelli romanisti. Nella Capitale, però, l’atteggiamento del gruppo è stato differente. Sul mercato i Friedkin hanno spesso provato a rinforzare la squadra e non si sono mai piegati a facili plusvalenze per risanare un bilancio in rosso.

E poi c’è lo stadio di Pietralata: un progetto che i Friedkin hanno seguito da vicino sin dall’inizio e che adesso sta per vedere la luce, con la posa della prima pietra prevista nel 2027. Quello in Italia è un investimento diverso rispetto a quello dell’Oltremanica e anche più ingente, perché, da quando il gruppo è alla guida della Roma, ha investito più di un miliardo di euro e si appresta a investirne 1,3 per la costruzione del nuovo impianto. Il gruppo, intanto, non si ferma, perché sta valutando la creazione di una nuova franchigia di hockey su ghiaccio nella NHL, un’operazione dal valore potenziale di 3,5 miliardi di dollari.

fonte: Il Messaggero

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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