Impatto Balerdi: a Roma tutti ne parlano e sognano un altro centrale argentino, quel Walter Samuel con cui ha avuto a che fare nelle selezioni nazionali.
Il Messaggero (S.Carina) – Il suo primo allenatore, Luis Lucero, aveva un debole per lui. A tal punto che un giorno, quando il papà di Balerdi si presentò al campo di Villa Mercedes riuscì a lasciarlo a bocca aperta: «Allora Luis, come lo vedi Leo?», chiese. «Bene Flavio, bene. Il tuo ragazzo “va a ser un Rummenigge“». Chissà se oggi il 27enne Balerdi, quando ripensa alle parole “profetiche” di Lucero, abbozza un sorriso. Di Rumenigge all’epoca aveva il colore dei capelli, era alto, tecnico e calciava bene. Poi, se si eccettua un passaggio al Borussia Dortmund che dista un migliaio di chilometri da Monaco di Baviera, dove Kalle è esploso, ha poco e nulla.

Anche perché Leo ha poi intrapreso un’altra strada. Ma con fatica: «Io non volevo giocare in difesa, volevo fare il centrocampista. Gago era uno dei miei idoli, anche se avevo un debole per Riquelme e Palermo del Boca». Tutto, quindi, meno che il difensore. Curioso allora che alla fine, tra i desiderata e le scelte fatte dagli allenatori che lo hanno allenato, debba molto a Scaloni e a quel vice del ct, Samuel, al quale oggi molti tifosi romanisti lo paragonano.
Impatto Balerdi, a Roma è già un pupillo della tifoseria
Come Walter, a Leo – scuola Boca Juniors – è bastato poco per entrare nei cuori della gente. Non è ancora The Wall, come rimarcato da Zago nell’intervista sottostante, ma Balerdi è quel tipo di difensore che oltre a giocare sull’uomo pensa sempre in verticale. Da piccolo a casa era soprannominato Balazo, letteralmente colpo di pistola. Un paragone un po’ forte che però rende l’idea del temperamento. Per questo motivo appare quantomeno curioso che in una delle sue sfuriate a Marsiglia De Zerbi lo abbia preso di mira nello spogliatoio tirando in ballo proprio il carattere. A vederlo a Roma, sembra tutto il contrario.