La rimonta dello United evidenzia i limiti della Roma ancora inesperta a questi livelli. Un gran primo tempo, poi nel secondo la beffa.
Il Messaggero (A.Angeloni) – La solita Roma che danza soave per un tempo, incanta per forza fisica, energia e giocate di altissimo livello. Pratica un calcio europeo e si permette pure di ammutolire l’Old Trafford, dove rumoreggiano solo i tremila tifosi giallorossi, che cantano e fanno festa anche per chi, fermato dalla polizia prima del match, non poteva più essere presente per motivi extracalcistici. Sembrava di rivedere la sfida con il Real Madrid.
I due gol di Cunha in tre minuti (83’ e 86’) e quello di Bruno Fernandes a inizio ripresa verranno ricordati di più delle prodezze di Mora, che ha dato il là a due reti, quella di Soulé e Malen nel primo tempo; più dei gol mangiati da Donyell, che potevano chiudere in bellezza una serata che poteva essere magica, archiviando definitivamente una storia di umiliazioni vissute da queste parti, per via delle sconfitte pesanti che tutti ricordano. E invece, nel finale, è arrivata un’altra coltellata.

La Roma si fa ancora rimontare, questa volta dallo United
La sorpresa della serata è in porta, laddove cadono uno dietro l’altro: stavolta è toccato a Gollini, che non riusciva nemmeno a camminare, al suo posto Gasp sceglie l’esperienza di Vasquez che, in una serata così, poteva fare la differenza e solo in parte l’ha fatta. Nel finale un po’ meno. La Roma di Manchester, quella del primo tempo, in realtà, poteva giocare pure senza il portiere, tanto è stata perfetta nelle marcature, tutte da Balerdi-Mbeumo a Mancini-Cunha ed Hermoso-Diallo e Bruno Fernandes, fino a Rensch, finché ha retto, su Dalot, per non parlare dei corpo a corpo a centrocampo con Cristante e Roon dominanti. Ma i gol arrivano dal genio di Mora, che si connette tre volte con Soulé, da campo a campo. La palla scorre che è una bellezza, dalle delizie del portoghese la Roma mette in fila un gol (di Soulé), un rigore (procurato da Mati e trasformato da Malen, al quarto gol in Champions) e un’altra mezza rete con un tiro dello stesso Mati che finisce a lato di un nulla.
Quel saggio di Gasp tira fuori Mora, che aveva fatto già tanto e inserisce Pisilli, temendo l’inevitabile e corposo ritorno del Manchester. Capisce che sarà un’altra partita, e lo sarà, infatti. Carrick perde Baleba per un serio infortunio muscolare, al suo posto ecco Tielemans che cambierà la partita, per gestione palla, personalità e idee. Vasquez para un rigore (per la verità un rigorino, Mancini tocca Cunha ma la spinta non sembra clamorosa) a Bruno Fernandes, ma il suo piede galeotto sorpassa la linea di porta (e Cristante entra in area prima del fischio): l’arbitro fa ripetere, stavolta con rete del portoghese. Che carica squadra e stadio. La Roma si spaventa, ancora troppo cucciola. Il pari arriva per un errore di uno dei migliori in campo, Balerdi, che cicca una palla innocua in area, liberando al tiro Cunha, solo davanti a Vasquez. Che incassa la rete del 3-2 da un bolide, sempre di Cunha, sul suo palo. Alla fine, peggio di così non poteva andare.