L’intervista di Giovanni Malagò in cui ha parlato anche della possibilità di diventare presidente della Roma e del futuro di Francesco Totti.
Giovanni Malagò, Commissario straordinario della FIGC in attesa delle nuove elezioni per il ruolo di presidente Federale che affronterà dopo il tesseramento con l’Aniene calcio a 5, ha rilasciato una lunga intervista a Il Messaggero firmata a sei mani da Abbate, Angeloni e Cabras. Nel corso della chiacchierata ha parlato anche del suo legame con i colori giallorossi – è notoriamente un grande tifoso della Roma – e ha paventato la possibilità che Francesco Totti torni con un ruolo operativo nel giro della nazionale italiana. Qui un estratto delle sue parole.

L’intervista di Malagò sulla Roma e Totti
Accetterebbe la presidenza della Roma, considerando il legame con la sua famiglia? “Nessun azionista o proprietario me l’ha mai proposto. Me lo hanno chiesto spesso per strada, i giornalisti e gli amici. Apprezzo il nuovo corso della Roma. Ma ho sempre risposto di essere felice del mio percorso: prima al Coni, oggi in Federazione“.
Se la Roma la chiamasse, lascerebbe la Federazione? “Assolutamente no. Per me c’è un principio sacro: portare a termine gli impegni assunti e mantenere la parola data“.
Ha già pensato a un ruolo per Totti in Nazionale? “Francesco è una delle persone a cui sono più legato, quasi un familiare. Non entro nel merito del suo rapporto con la Roma, ma capisco quanto sia difficile accettare un ruolo puramente simbolico. In Figc bisognerebbe proporgli qualcosa che rispecchi le sue capacità. Ci penso, mai dire mai“.
Da romanista dichiarato, come spiega la scelta di due simboli laziali come Immobile e Signori per le Nazionali giovanili? “Non rinnego la storia della mia famiglia. Mio padre è stato consigliere d’amministrazione e poi tre volte vicepresidente della Roma, contribuendo a due scudetti con Dino Viola e Franco Sensi. Da bambino lo seguivo allo stadio: non vedo perché dovrei nascondere la mia fede. Trovo ipocrita farlo. In Inghilterra il principe William segue l’Aston Villa; negli Stati Uniti Obama dichiarava apertamente la propria passione per i Chicago Bulls. Molti dei miei amici più cari sono laziali, così come la mia compagna Elena. Ma quando assumo un incarico istituzionale, le appartenenze lasciano spazio all’imparzialità. Ho chiamato Immobile appena ha smesso di giocare: lo considero il più grande attaccante italiano degli ultimi anni. Signori ha attraversato un calvario doloroso e ingiusto. Tutte le grandi bandiere sono un patrimonio del nostro calcio“.