Gian Piero Gasperini ha rilasciato delle dichiarazioni sul tutto ciò che riguarda in questo momento la Roma insieme al CEO Galantic al Festival dello Sport

Roma, ecco le dichiarazioni complete di Gian Piero Gasperini
Gian Piero Gasperini è infatti stato invitato come ospite alla nona edizione del Festival dello Sport di Trento, evento in collaborazione con La Gazzetta dello Sport. Lì Gasperini ha quindi rilasciato delle dichiarazioni insieme al CEO Galantic e hanno parlato dell’attuale momento della squadra con il primo posto in classifica e del nuovo stadio.
Di seguito quindi le parole di Gasperini e Galantic:
Gasperini:
Com’è nata la tua Roma?
“Dopo tanti anni ho fatto una nuova esperienza. Molti giocatori si sono presentati preparatissimi. Volevo costruire qualcosa di nuovo senza tornare alle origini. Il primo concetto è stato quello di andare a prendere la palla alti”.
Su Hermoso
“Hermoso ha avuto un ottimo anno lo scorso anno. Ha tanta qualità, anche tecnica. Ho fin da subito avuto gladiatori in difesa. Per molti mesi Mancini, N’Dicka e lui sono stati i milgiori in europa. A Mancini ho detto di non andare così antipatico agli avversari. Da quel momento ha conquistato la Nazionale e ha iniziato a fare gol importanti”.
Su Cristante
“Cristante è un grande giocatore, duttile e sa giocare al calcio. Ha avuto un problema al ginocchio, ho paura di poterlo perdere per queste partite. C’è una differenza tra chi prova a giocare a calcio e chi lo sa fare”.
Su Dybala
“Dybala sa stare nel campo. Per me il problema era negli allenamenti: ne faceva pochi. Ora non salta mai un minuto ed è tra i più freschi a fine partita. Sappiamo che ha le fibre deboli, ma con l’allenamento può migliorare. Il tiro è un retaggio che supereremo in poco tempo. Ha ancora paura di calciare, visti gli infortuni con il Milan e con il Lecce. Tornerà a calciare meglio di prima”.
Hai allenato qualcuno meglio di Dybala?
“Ho allenato molti calciatori fortissimi da Geddah nel Crotone, a Ilicic e il Papu Gomez, Milito, Thiago Motta. Ho avuto molti giocatori forti. Tu li hai chiamati poeti perché toccano corde diverse nel pubblico”.
Se Dybala parte…
“Non c’è rischio, per la Roma ha fatto tutto e vogliono fare il massimo per questa piazza e questa città”.
Su Lulli e Pisilli
“Io nasco come allenatore delle giovanili. Ho visto subito delle caratteristiche importanti in Lulli e ho deciso di portarmelo in ritiro e l’ho fatto giocare una partita impegativa contro il Dortmund. L’unica cosa che bisogna fare è vedere come rispondono i giovani”.
Su Romano
“E’ un giocatore forte. Ma non può essere criticato così dopo una partita che non va bene. I grandi devono smetterla di essere così opprimenti. E’ stato venduto al Cagliari per problemi di plusvalenze e bilancio, non è una buona cosa per il nostro calcio. I gioielli migliori devono crescere, ma sono i primi ad essere tagliati via”.
Su Malen
“Malen era un giocatore conosciuto, anche in un amichevole in estate lo avevo notato. Non avevamo programmato nulla ed è venuta fuori quest’opportunità che ci ha dato una grande mano. Malen ha tre tocchi fondamentali, ed è velocissimo. Io da sempre l’ho visto attaccante. Nessuno immaginava che i suoi numeri potessero essere così eclatanti. Io il paragone di Higuain l’ho fatto per motivarlo. Se arriva a 30 gol sono contento”.
Qual è il cambiamento più epocale che hai avuto?
“Penso che il cambiamento più grande è stato quando da giocatore ho fatto la prima in panchina. Poi dalle giovanili quando sono passato ad allenare il Crotone in Serie C. L’ultimo, forse più epocale, è quando ho deciso di lasciare Bergamo. Non me ne sono pentito, alla fine è andata bene”.
L’Inter è la tua Annibale?
“Un tempo l’Annibale era la Juventus, quell’epoca in cui vinceva 9 scudetti. Dobbiamo vederci noi, senza guardare gli altri. Quando ci siamo confrontati siamo stati alla pari”.
Sul Como
“Ammiro il lavoro del Como, è una squadra che competerà per lo scudetto. Sono molto bravi hanno la mentalità di vincere la partita e giocheranno per un solo risultato: la vittoria”.
Quanto è distante la sua divinizzazione a Roma?
“Guarda che gli imperatori hanno fatto tutti una brutta fine. E’ meglio restare in terra. Roma è l’obiettivo più grande. Sono stato sorpreso in maniera positiva dall’ambiente romanista. Ho trovato un entusiasmo straordinario, con tanta passione e un attaccamento veramente bello. I tifosi della Roma, ormai, sono maturi. Hanno visto molti giocatori, molte squadre e in questo momento si riconoscono nella propria squadra per atteggiamento. Il risultato sarebbe straordinario ricevere il massimo. C’è una bella chimica, c’è tanta energia e vogliamo giocare le partite con la voglia. Questo conta”.
Sul nuovo Stadio
“Spero di esserci. Ho visto il rendering ed è fantastico. In Italia non si vedono stadi di questa bellezza. C’è bisogno di impianti del genere in Italia. L’Olimpico è bellissimo, per i suoi colori”.
Galantic:
Il tuo, invece, com’è andato?
“Quest’estate nel ritiro a Cardiff, è stato un avvio di fuoco, proprio durante il mercato”.
Il tuo passato romanista
“Ricordo che mio padre era un grande tifoso nel 39′, un’annata in cui la Roma non andava molto bene. Lui conobbe un giocatore della Stella Rossa e lo presentò a Giannini, quel giocatore segnò 11 gol, fece il Malen, e fece salvare la Roma dalla Serie B”.
I tuoi calciatori più forti da tifoso
“Sicuramente Francesco Totti, ma un momento che ricordo bene è il triplo sombrero di Cafù su Nedved in un Derby. Contro l’Atalanta ho esultato come un matto dopo il gol di Soulé. Mi avevano detto di mantenere la calma e che non potevo fare il tifoso. In quel momento ho visto nero: non ci sono riuscito”.
Su i Friedkin
“Non capivo perché non parlassero tanto, poi ho imparato a conoscerli quando sono stato in trattativa. Andate a vedere su Youtube e non ci sono loro interviste: è il loro modus operandi. Hanno creato un impero giganti in America”.
Il tuo passaggio più importante?
“Questo passaggio viene dalla mia passione, non è per la mia carriera, quella ormai l’ho fatta. Ho sentito i Friedkin e ho sentito che c’era qualcosa di grande da fare”.
Sulle plusvalenze
Vogliamo rinnovare le giovanili. Servono più giocatori come Lulli, serve una tappa di crescita tra la Primavera e la Prima Squadra: ci serve una squadra U23. Poi abbiamo Cannes, che è una miniera per i giocatori di talento. Con lo Stadio i ricavi saranno ancora di più e faremo crescere la squadra
Sull’esterno sinistro
“Siamo sempre vigili e faremo di tutto per migliorare la squadra”.
Sullo Stadio
“Lo stadio Olimpico non è progettato per il calcio. La proprietà ha studiato gli stadi migliori del mondo. Ci sono diversi elementi molto particolari. La Sud sarà meno dispersiva e più concentrata: sarà tanta roba. Tutto questo i Friedkin lo hanno fatto senza parlare, facendo i fatti. Per il paese è molto importante. Non ci sono tanti investimenti da un miliardo e tre nel paese dopo il ‘Dopo Guerra’”.
Sull’inizio della sua avventura alla Roma.
“La mia avventura è iniziata al primo giorno di ritiro in Galles, mi butto dentro nel calciomercato pieno, con un collega esigente accanto (Gasperini, ndr). Un battesimo di fuoco, come società non aspettiamo gli altri e andiamo a prendere la palla. Abbiamo lavorato bene sul mercato, sono entrato in un momento positivo dopo il ritorno in Champions”.
I tuoi poeti da tifoso della Roma?
“Il primo è Totti, tanti momenti di poesia… per me da tifoso il passaggio al volo spalle alla porta che vede solo lui è inspiegabile. Ci sono piccoli momenti, mi viene in mente il derby quando Cafu ha fatto triplo sombrero a Nedved. Anche il vantaggio di Soulé contro l’Atalanta… tanti bei momenti”.
Dov’eri quando Falcao era qua?
“Ero a Boston. Mi hanno avvertito, prima di Roma-Atalanta, che avrei dovuto controllarmi. Non posso più fare il tifoso ma quando ho visto il gol di Soulé ho perso la testa e non capivo più niente… è questo il bello dello sport”.
Com’è lavorare con Friedkin?
“Mi hanno colpito per l’entusiasmo in questo progetto. Per un romano è difficile capire l’idea di restare in silenzio ma Dan Friedkin ha creato un impero con diversi settori. Sono stato sorpreso di vedere che più tempo passa e non trovi interviste nemmeno su altri argomenti… è così. Sono riservati e hanno chiesto a me di parlare. Per le partite sono sempre dentro e non fai questi investimenti se non ci credi”.
Che cambiamento è stato entrare nella Roma?
“Facevo il Ceo di una società del lusso a Milano. Parlavo da anni con i Friedkin e ho deciso che era una sfida troppo appassionante. Questa non è una scelta di carriera, la carriera l’ho fatta. Questa è passione ma non basta, qualche anno fa sarei potuto venire qui. Ci deve essere la convinzione di poter vincere qualcosa. Ho avuto la convinzione dalla proprietà, l’impegno e le risorse per fare qualcosa di grande. Una decisione facile per me”.