Un vuoto nella memoria e una seconda vita da ricominciare. Bove racconta il malore del 1° dicembre 2024, quando si sentì male durante Fiorentina-Inter. L’ex giallorosso, oggi al Watford, è stato ospite di Silvia Toffanin a Verissimo. Di quei momenti ricorda poco: “Io non ricordo quella giornata, è come se non l’avessi vissuta”. Su quella storia arriverà anche un documentario, “In un Battito”, al cinema il 16, 17 e 18 novembre.

Bove racconta il malore: i ricordi e l’affetto ricevuto
Il centrocampista conserva solo pochi frammenti. “Mi ricordo che mi girava la testa e poi mi sono svegliato in ospedale”. Sul momento ha pensato ad altro: “Inizialmente pensavo di aver fatto un incidente, poi mi hanno raccontato cosa fosse successo”. Un pensiero va ai soccorsi: “C’è stato un lavoro incredibile da parte dell’ambulanza, che in 13 minuti mi ha portato in ospedale”.
Nei mesi successivi è stato decisivo il sostegno ricevuto. “È ciò che mi ha dato la forza di andare avanti, non mi sono mai sentito da solo. Bisogna avere il coraggio di chiedere aiuto”.
Il defibrillatore e il messaggio di Cobolli
Dopo l’arresto cardiaco a Bove è stato impiantato un defibrillatore sottocutaneo, che gli ha impedito di ottenere l’idoneità sportiva in Italia. Lui ne parla con serenità: “Se il mio cuore mi fa un altro scherzetto, lui interviene. Lo dovrò tenere per sempre”. Poi la certezza sulla scelta: “Sono arrivato alla consapevolezza e alla tranquillità che ritornare a giocare è la cosa giusta”.
In studio è arrivata una sorpresa. Flavio Cobolli, amico fin dai tempi della scuola calcio della Roma, gli ha dedicato un messaggio. “Eravamo due bambini, avevamo entrambi un sogno, probabilmente era anche lo stesso”. E ancora: “Sei un punto di riferimento nella mia vita. Mi manchi tanto, spero di vederti presto”.
Bove racconta il malore con lucidità e leggerezza, e guarda avanti. Il suo ritorno in campo è la risposta più forte a quel giorno.