La Roma ha la sua nuova forza nella qualità della panchina. I cambi sono stati decisivi nella vittoria con l’Atalanta, a partire da Soulé.
Il Messaggero (S.Carina) – Si può vincere una partita cambiando due centrali difensivi? Da sabato sera sì. Perché se Soulé, meritatamente, è l’uomo copertina del ribaltone sull’Atalanta con l’assist a Hermoso e il gol del 2-1, la partita cambia e torna sui binari giallorossi quando Gasperini toglie Mancini e Ndicka, perfetti per un tempo e in difficoltà in avvio ripresa, inserendo Ghilardi e Balerdi.
Perché alzi la mano chi non ha storto il naso quando al 18′ del secondo tempo ha richiamato in panchina Malen. «Ma come, la Roma è sotto e togli Bobby-gol?», è stato il pensiero comune. Eh sì e ancora una volta ha avuto ragione. L’ingresso di Castro ha ridato slancio ai giallorossi.
I cambi della Rona
Soulé, Balerdi, Ghilardi, Castro ma anche Molina sono la fotografia della nuova Roma. Più completa e varia, meno prevedibile, magari meno lunga numericamente ma qualitativamente migliore. E con calciatori che corrispondo alle caratteristiche richieste dal tecnico. Roma-Atalanta regala sì tre punti, entusiasmo da vendere (e da gestire), fa sognare la tifoseria ma è anche una (prima) vittoria del mercato targato D’Amico-Gasp.
Vien da sé che una sola partita non può fare giurisprudenza. Quando la Champions entrerà a regime, darà le prime risposte. Intanto Gasp si gode Balerdi, subito a suo agio nel guidare la difesa. Di Soulé oggi è troppo facile fare i peana. Doveva andare via, si è cercato per tutta l’estate una squadra che fosse disposta a spendere almeno una trentina di milioni, facendo sì che il ragazzo inevitabilmente si immalinconisse. Gli va dato atto di essersi tolto da questa situazione da solo. Due gol in tre partite più l’assist per Hermoso.
Percorso simile per Ghilardi. Anche lui il brutto anatroccolo del reparto difensivo, tra Lecce e sabato ha confermato di essere un centrale di assoluto affidamento.