Rodrigo Mora dopo una complicatissima trattativa è finalmente un calciatore della Roma e il suo avvocato ha voluto parlare della scelta e della trattativa

Roma, ecco le parole dell’avvocato di Rodrigo Mora
Rodrigo Mora è finalmente un nuovo giocatore della Roma e per chiudere la difficilissima trattativa con il Porto sono stati essenziali i Friedkin ma anche l’agente e l’avvocato di Mora quindi Jorge Mendes e Luis Miguel Henrique. Mendes infatti non ha mai smesso di trattare mentre l’avvocato del portoghese ha raccontato lo stato d’animo del ragazzo in un momento cruciale della questione.
Il legale del classe 2007 ha rilasciato in queste ore un’altra intervista a Record raccontando appunto alcuni retroscena della trattiva, della scelta e facendo capire il lavoro di tutti in questa situazione.
Di seguito le sue parole:
“Alcune aziende muoiono di morte naturale. Altre vengono assassinate a sangue freddo. E poi ci sono quelle che risorgono perché qualcuno, con un atto calcolato di (im)prudenza, decide di interferire con la parola data“.
Henrique poi si è concentrato sugli ostacoli incontrati:
“La Roma non si fidava del Porto. Il giocatore e la sua famiglia erano inquieti, e persino Jorge Mendes non riusciva a comprendere appieno quanto accaduto nelle precedenti 48 ore. Tre vettori di sfiducia, un unico punto di collisione: l’impossibilità di raggiungere un accordo che, alla luce della teoria dei giochi, era razionalmente irrealizzabile. Dopo una conversazione con il giocatore e i suoi genitori, alcune telefonate e un incontro la mattina seguente con una persona a cui devo rispetto e lealtà e che, tutt’oggi, non mi ha mai mentito, ho capito cosa poteva unire le parti e, soprattutto, cosa le divideva in quel momento. Credevo nella parola data e il mio impegno lì era semplicemente quello di “costruire ponti”, con l’espressa garanzia che non ero andato a Porto per scontrarmi o intentare cause legali”.
Venerdì, come raccontato dall’avvocato, è stato un giorno chiave:
“Mi sono messo di traverso» a quella parola ricevuta. Ho assicurato a tutti che, se le condizioni del Porto fossero state soddisfatte, non ci sarebbe stata alcuna ulteriore ritirata. Venerdì era necessario mandare un segnale agli americani della Roma e a Gasperini: l’operazione non era fallita. E, nell’atto finale, bisognava incassare i colpi. Perché una telenovela ha sempre bisogno di un cattivo identificabile. E così, nessuno ha puntato il dito contro Jorge Mendes – che, nonostante salvi i club dal deficit e dal rischio di bancarotta ogni anno, continua a essere il capro espiatorio prediletto – e ancor meno contro Rodrigo Mora, il più danneggiato e vulnerabile in tutta questa vicenda”.
Il legale di Mora ha anche attaccato Farioli:
“L’unica cosa impensabile era che Rodrigo rimanesse un altro anno al Porto con questo allenatore, venendo lentamente “ucciso” senza mai giocare. Il resto era questione di negoziazione. Ora che l’affare è concluso, non posso che dire ad André Villas-Boas e al Porto: “Prego. Non c’è nulla di cui ringraziarmi. È stato un piacere dare una mano!”.
Luis ha concluso spiegando il motivo per il quale lo scenario finale è stato il migliore possibile:
“Il Porto ottiene l’accordo di cui aveva bisogno alle condizioni che mi aveva imposto, il giocatore ottiene ciò che desidera, così come il suo agente, la Roma e il suo allenatore, e anche Farioli, che prende due piccioni con una fava. In altre parole, so che sembrerà un’autocelebrazione (e lo è), ma un risultato migliore era impossibile! Perché, in fin dei conti, ciò che conta non è il compenso per il trasferimento, né i bonus, né le percentuali su una futura vendita. Ciò che rimane è la certezza che, anche in un mondo in cui tutti diffidano di tutti, c’è ancora spazio per la parola data. E questo, cari lettori, è più raro di un giocatore “sostitutivo” di 19 anni che, in questo mondo, solo Jorge Mendes potrebbe vendere per 50 milioni di euro”.