Perché la Roma è crollata a Manchester? Capello analizza la prestazione dei giallorossi e spiega cosa è mancato nella seconda metà della partita.
Bellissima per un tempo, incomprensibile per l’altro. Una metamorfosi anche difficile da spiegare. Ma, soprattutto, un cambio di pelle che la Roma ha già vissuto in due occasioni, contro l’Inter in campionato e contro il Real Madrid in Champions League, nonostante quanto successo all’Old Trafford sia molto diverso da quanto andato in scena al cospetto di Mourinho. A commentare il clamoroso ribaltone del Manchester United è Fabio Capello, in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.
Capello spiega la crisi della Roma a Manchester
Capello, che sfida è andata in scena a Manchester? «Nel primo tempo la Roma è stata dominante in tutto: aggressività, recupero palloni, pericolosità e visione. Sembrava una partita facile. I Red Devils non erano mai stati pericolosi sotto alcun aspetto, mentre gli uomini di Gasperini erano ben messi in campo, attenti e rapidi nel ripartire per approfittare del loro disordine».
E poi cosa è successo? «Può essere stata una reazione inconscia, magari i giallorossi hanno pensato di avere a che fare con lo United visto nelle ultime settimane. Di solito la Roma lotta, si ripropone e invece nella ripresa non ha fatto nulla, non ha giocato né mai tirato in porta».
Cosa ha cambiato il volto dei giallorossi? «Il Manchester è migliorato grazie ai cambi, ma soprattutto ha trovato un’aggressività che invece è tipica della Roma. Una dote che aveva peraltro messo in evidenza solo per un tempo nell’ultima sfida contro il Chelsea. Allora mi viene da pensare che i giallorossi non siano abituati ad affrontare squadre così aggressive. E poi mi chiedo anche se i ragazzi di Gasperini nel primo tempo abbiano speso troppo, perdendo poi lucidità. Del resto, contro le squadre inglesi si corre sempre molto».
Ma potrebbe essere che anche il calcio di Gasperini sia così intenso da risultare molto dispendioso? «Assolutamente sì. La Roma fa vedere cose entusiasmanti, ed è un vantaggio per il calcio italiano, ma quando poi ti vai a confrontare con giocatori che hanno certe caratteristiche, resistere a lungo è difficile. La concentrazione è fondamentale e, se sei stanco, basta un’esitazione, una posizione sbagliata, una superficialità per essere castigati».
Tra l’altro, un crollo simile era già successo contro il Real Madrid. «Però si sapeva che, se concedi 15-20 minuti agli spagnoli, loro hanno una qualità che permette di punirti subito. A Manchester, invece, l’impressione è stata proprio di stanchezza generale, non di un avversario così straordinariamente bravo a mettere in difficoltà la Roma. L’ultimo gol è stato molto bello, ma gli altri due sono arrivati con un rigore mezzo regalato e per un errore individuale. E forse quella è stata anche la chiave morale della partita».
Numericamente è una rosa più «corta» rispetto alla scorsa stagione. «Con questo gruppo mi sembra che in Italia Gasperini sia messo bene. È in Europa, invece, che probabilmente servirebbe un livello più alto».
A volte forse bisognerebbe avere un piano B rispetto alla pressione perpetua. «A Manchester, però, Gasperini ci ha provato a gestire. Il problema è che non ci sono riusciti e non sono stati capaci neanche di sfruttare un uno contro uno nello spazio. L’unica palla-gol è arrivata alla fine, dopo il 3-2».
C’è anche un pizzico di sfortuna, con tanti infortunati. «Le cinque sostituzioni aiutano nel recupero dei giocatori, anche perché ora si gioca talmente tanto e a ritmi ravvicinati che diventa difficile mantenere una continuità di rendimento. Ci si allena poco, si è sempre in viaggio e c’è poca possibilità di rifiatare».
Ma sconfitte come queste tolgono certezze o fanno parte di un percorso di crescita? «Sicuramente c’è rammarico: la Roma ha sfiorato due vittorie che avrebbe meritato di mettere in bacheca. E invece ti ritrovi con zero punti e bisogna capire perché è successo. Ma sì, sono sconfitte che fanno parte di un percorso. L’anno dello scudetto, dopo un 2-3 in casa del Milan, ai ragazzi dissi: “Oggi sono contento”. Loro mi guardarono perplessi, ma in quel ko avevo capito che eravamo competitivi e potevamo vincere il titolo. Ecco, Gasperini farà lo stesso: quello che ha fatto vedere la Roma contro Real e United non può essere cancellato. E non lo ha fatto contro una squadra di Serie B».