La regione fortunata: Roma e Lazio sono in testa alla classifica insieme all’Inter, il Frosinone è la grande sorpresa di inizio stagione.
Corriere dello Sport (I.Zazzaroni) – C’è chi non ha capito che le prime e apparentemente sorprendenti convocazioni di Mancini hanno i caratteri del progetto di crescita, ovvero dell’inizio di un ciclo per il quale la Nations League costituisce una sorta di percorso di formazione, possibilmente limitando le sconfitte che produrrebbero dissenso immediato. Dopo tre eliminazioni di fila non siamo più in grado di premiare con la maglia azzurra chi la merita per il percorso, semplicemente perché non c’è alcun merito nelle cadute pesanti e ripetute.
Diciannove giorni senza campionato sono un digiuno insopportabile: da tempo però Uefa (e Fifa) ci hanno condannati alle rinunce. Per fortuna, mentre Coni e Governo fanno di tutto per cancellare Malagò, rendendosi ridicoli (ho condiviso poche scelte del nuovo presidente federale, ma a tutto c’è un limite) la Serie A ha espresso valori, giovani e protagonisti interessanti.

Non solo Roma, la regione fortunata
La Lazio e la Roma innanzitutto. Parto con la squadra di Gattuso e non per rispettare l’ordine alfabetico: in estate nessuno immaginava che dopo 5 giornate potesse ritrovarsi in testa con merito e 13 punti su 15. Complimenti a Rino che tra duemila difficoltà non solo ambientali ha saputo rigenerare giocatori (Nuno, Noslin, Belahyane, Mandas) e classifica, mostrando un calcio efficace.
La Roma è la squadra più bella vista fin qui, al pari del Como di Fabregas (la sconfitta di ieri non sposta di un millimetro il giudizio): Malen, Dybala, Koné e Svilar gli irrinunciabili di un complesso di aggressività, princìpi chiari e qualità. L’Inter ha confermato la propria superiorità nonostante il numero di gol subiti (anche l’anno scorso Chivu impiegò un po’ di tempo per riuscire a ridurre il numero degli errori). Lautaro è uno spettacolo unico per determinazione, atteggiamento e produttività.
La super sorpresa del primo mese è senz’altro il Frosinone di Alvini: gioca con coraggio e una libertà invidiabili, come «un gruppo di amici che muoiono l’uno per l’altro (cit. Fabregas)». Kvernadze è molto forte, Calò ha colpi raffinati, Raimondo un mio pallino da quando stava a Bologna: lo seguii anche a Terni.