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Balbo diviso a metà: “Roma da scudetto, Udinese risalirai”

Balbo diviso a metà: “Roma da scudetto, Udinese risalirai”

Abel Balbo promuove la Roma nella corsa allo scudetto e analizza il momento dell’Udinese alla vigilia della sfida del Friuli.

La vita italiana di Abel Balbo è stata scandita da due esperienze agli antipodi, separate a metà da una palla di cannone, come quella del Visconte dimezzato di Italo Calvino. La tranquillità di Udine contro il caos di Roma. Oggi il bomber argentino, 60 anni, risponde dalla Capitale e si commuove nel riportare indietro le lancette della memoria, ma sulla partita ha le idee chiare. Però, non chiedetegli di tifare. «È come dire se vuoi più bene a un figlio o all’altro».

Roma, Balbo crede nello scudetto

Per lei Udinese-Roma sarà sempre speciale. «È la mia gara del cuore. In Friuli sono diventato uomo, mi hanno accolto come un figlio. Sono arrivato a Udine grazie a un guizzo di Marino, che venne a vedermi in segreto in Argentina».

E la Roma? «Rispetto a Udine era come planare su un pianeta nuovo: passi da un paesone di 100 mila abitanti a una città di milioni. Ma in giallorosso ho vissuto anni spettacolari, specie con Mazzone in panchina. Per me Carletto è stato come un papà».

A proposito della squadra giallorossa, come la vede quest’anno? «La Roma è veramente forte. Ha un gruppo solido, formato da calciatori con gli attributi. Gasperini poi li fa rendere al massimo, tanto che si butterebbero nel fuoco per lui».

Chi l’ha stupita più degli altri? «Se devo sceglierne uno, dico Soulé. È diventato un leader, sa prendersi la squadra sulle spalle. Poi Balerdi: il giocatore perfetto per un allenatore come Gian Piero».

Può vincere lo scudetto? «Anche se lotterà con l’Inter, che al momento è più attrezzata sia come undici sia come ricambi, la Roma reciterà fino alla fine il ruolo dell’antagonista. Se i nerazzurri dovessero fare un passo falso, i giallorossi dovranno essere pronti a cogliere l’occasione».

Le ricorda un po’ la Roma che vinse nel 2001? «Piano con i paragoni, perché quella squadra era un’altra roba. Avevamo campioni in ogni reparto. Io ero il quarto attaccante e davanti avevo Batistuta, Totti e Montella. Potevamo solo vincere e il merito di quel trionfo fu di Franco Sensi, un presidente illuminato. Non ce ne sono più uomini come lui nel calcio».

Fu lui a volerla a Roma? «Sì, e gliene sono infinitamente grato. E pensare che arrivai a Roma quasi per caso. Dovevo andare all’Inter, ma il presidente Pellegrini non mi prese perché avevo una brutta firma. Sensi spese parecchio per portarmi via da Udine – 18 miliardi delle vecchie lire – e per lui ho detto no a tante offerte negli anni successivi. Pure alla Juve. Ma a Torino non sarei andato per una questione di rispetto».

In attacco con lei c’era anche un giovane Francesco Totti. «Francesco era giovane, ma già molto forte. Cercavamo di rassicurarlo e lasciarlo tranquillo. Dopo l’infortunio di Fonseca giocò spesso in coppia con me. Non gli ho insegnato nulla, a uno così non puoi insegnare nulla, ma ho cercato di metterlo a suo agio. La stessa cosa faceva Mazzone. Se avessi giocato con lui anni dopo avrei fatto valanghe di gol».

Che sfida sarà al Friuli? «Molto fisica, decisa dai dettagli. La Roma gioca per lo scudetto e dovrà dare continuità, l’Udinese deve uscire dalle sabbie mobili. Servirà personalità: i bianconeri sono forti e hanno un buon allenatore. Una classifica così è inspiegabile».

fonte: La Gazzetta dello Sport

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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