Gasperini e Chivu, un rapporto nato quando il tecnico di Grugliasco per pochi mesi ha allenato il difensore all’Inter nel 2011.
La Gazzetta dello Sport (R.Maida) – La macchia non è rimasta sul vestito ma nella testa, dove l’inchiostro può essere indelebile: Gian Piero Gasperini ancora ricorda con malumore la sua esperienza da allenatore dell’Inter, che ne ha messo in dubbio per molto tempo l’adattabilità a un progetto tecnico di stampo metropolitano. In quei 90 giorni tormentati, Gasp non vinse neppure una partita. Eravamo nel 2011.
Gasperini voleva giocare a modo suo, introducendo la difesa a tre che non convinceva il presidente, e chiedeva calciatori adatti al suo stile. Avrebbe confermato Eto’o volentieri, per esempio, ma il campione di mille battaglie scelse i soldi della Russia. In cambio si ritrovò Forlan, che era già spremuto, e Zarate, estroso e discontinuo attaccante arrivato dalla Lazio. Considerava poco inquadrabile Sneijder, con il quale infatti non legò, e non vedeva Pazzini, che piaceva molto ai tifosi.
Il rapporto tra Gasperini e Chivu
Ma uno dei principali problemi fu proprio
Cristian Chivu, l’avversario che sfiderà sabato all’Olimpico nella sfida-scudetto. Chivu non stava bene, era depotenziato da un infortunio alla caviglia e altri acciacchi che presto lo avrebbero obbligato a smettere, e non fu in condizione di aiutarlo: rientrò solo a Novara, l’ultima partita, quando ormai era chiaro che l’Inter avrebbe cambiato allenatore. Il rapporto tra
Gasperini e Chivu però è sempre stato ottimo. Cristian ne apprezzava già da calciatore la cultura del lavoro, la dedizione alla preparazione atletica, la disciplina ferrea. «
Con lui mi sono allenato come da molto non succedeva». E lo ha studiato con passione quando è passato dall’altra parte.
Nello scorso campionato ha sempre vinto Chivu: due volte su due. All’andata con molta fatica, rete di Bonny inspiegabilmente lasciato solo a campo aperto e poi difesa strenua davanti agli errori della Roma, al ritorno con autorevolezza, a San Siro, specie dopo il siluro di Calhanoglu poco prima dell’intervallo.