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Gasperini e quell’idea di calcio che non invecchia mai

Gasperini e quell’idea di calcio che non invecchia mai

L’idea di calcio di Gasperini attraversa le generazioni: il tecnico continua a proporre un gioco offensivo, tecnico e orientato alla verticalità.

La mentalità offensiva non ha età. Non si torna indietro con l’avanzare degli anni; non si diventa (necessariamente) più conservativi. È il caso di Gian Piero Gasperini, nato il 26 gennaio 1958, quindi il più anziano della Serie A. Il più anziano, sì, ma non si direbbe, se guardiamo le sue squadre. Il tecnico di Grugliasco, da allenatore, ragionava e continua a farlo come un giovincello, come un De Zerbi di turno, come un Fàbregas o un Farioli dell’ultima ora. Gasperini, rispetto ai suoi coetanei, e ci mettiamo anche Allegri, che fa parte della vecchia generazione, riesce a essere sempre moderno nella proposta di calcio, avendo guardato indietro per essere sempre avanti e avendo studiato l’Ajax di van Gaal (anni Novanta) e quella difesa a tre che sapeva costruire, aggredire e fare gol.

Perché l’idea di calcio di Gasperini è ancora attuale

convocati Roma Gasperini Napoli, Napoli Roma Marangon. Napoli-Roma, Massimiliano Allegri durante le dichiarazioni dopo Napoli-Roma terminata 3-3. Massimiliano Allegri dopo Napoli-Roma, in attesa della decisione del giudice sportivo sulla possibile squalifica
( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Con Chivu, Amorim, appunto Fàbregas, Gattuso e poi, andando avanti, Pisacane, Abbate, Aquilani e De Rossi, la vecchia guardia pian piano è stata messa in naftalina, con poche eccezioni in giro per l’Europa, che non se la passano nemmeno benissimo, come Allegri, Sarri e Spalletti. Gian Piero regge, forse, proprio perché è rimasto moderno, oltre al fatto di aver saputo costruire una squadra capace di seguirlo, mentre i suoi colleghi coetanei stanno sbattendo il muso su problemi di vario genere, non solo di aggiornamento della mentalità.

All’estero sta accadendo lo stesso: gli under 50 vanno da Mikel Arteta ad Andoni Iraola, fino a Roberto De Zerbi e Xabi Alonso, che già aveva dimostrato con il Leverkusen di essere pure un vincente. Che dire, poi, di Enzo Maresca, classe ’80, che ha rilevato con nonchalance il ruolo di Pep Guardiola e ora guida la Premier con il City insieme ai Gunners. Raramente si punta sui santoni: l’ultimo caso in Italia è stata la Roma, che ha richiamato Ranieri in panchina quando aveva già superato i settant’anni.

Il Bayern Monaco ha messo in mano una delle squadre più forti e costose del mondo a Vincent Kompany, quarantenne, così come il PSG ha trovato il suo oro grazie a un visionario come Luis Enrique, anni 56, che comunque ne ha più di dieci in meno di Gasperini. Il piemontese di idee ne ha e la sua Roma ha imparato a segnare (23 reti) e a subire il giusto (solo 8). Il suo gioco resta aggressivo e tecnico.

Con una continua ricerca della verticalità, sempre con la porta avversaria nella testa: si attacca in avanti (ovvio) e si difende in avanti (meno ovvio, ma è uno dei suoi marchi di fabbrica). Difficilmente cambia versione di se stesso, tranne in rare eccezioni, quando subentra la saggezza dovuta anche ai capelli bianchi, vedi la recente sfida con il Como, giocata per un bel po’ in dieci uomini.

Gasperini, i numeri da tecnico in Serie A

A lui piacciono i calciatori tecnici, gli attaccanti, i talenti, i difensori che si tuffano in avanti e cercano la porta: insegue un calcio totale, all’olandese, appunto. Era così quando allenava il Genoa, dal 2007 al 2011 e dal 2014 al 2016, lo era ancora di più quando si è seduto sulla panchina dell’Atalanta, per dieci anni di fila, diventandone il Ferguson e portandola a dare spettacolo a spasso per l’Europa.

Sono 646 le partite guidate in Serie A, 301 i successi, con una media punti di 1,64 a partita. Con la Roma cerca la trentesima vittoria (ventitré nel passato campionato, sei in quello attuale) domani sul campo dell’Udinese. Affrontare le sue squadre, sosteneva Guardiola, era come andare dal dentista.

fonte: Il Messaggero

Giornalista sportivo appassionato di calcio.

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