La Roma ha fatto acquisti di qualità da Mora a Castro, ma davanti manca qualcosa a livello numerico per affrontare le tre competizioni.
Il Messaggero (D.Aloisi) – E ora parola al campo. Che nelle prime due giornate di campionato ha lasciato intravedere la forza della Roma. Spettacolare, arrembante, ingiocabile, sorretta da una condizione atletica a dir poco sorprendente considerando che siamo soltanto all’inizio della stagione, un orologio perfetto che ha spazzato via Fiorentina e Lecce ben al di là dei rispettivi 4-0.
Adesso, però, inizia il difficile. Perché un conto è una partita a settimana, un’altra ogni tre giorni. E giocare l’Europa League non è la stessa cosa che disputare la Champions. È per questo motivo che il mercato appena concluso ha lasciato l’amaro in bocca. Sarebbe bastato poco, un paio di tasselli in più, per regalare a Gasp una rosa a prova d’urto europeo
Il talento di Mora e i reparti corti
Così, invece, le incognite restano. Perché avere quattro terzini di piede destro non è la stessa cosa che averne almeno due mancini. Perché Mora è certamente un talento cristallino ma non è un esterno che gioca a sinistra di piede destro e già lunedì, Gasp ha fatto capire che se l’avversario non gioca con la linea a quattro, preferisce schierare Soulé.
Castro ha certamente alzato il livello del vice Malen ma alla fine, l’impressione che si ricava, è che tutto (o quasi) giri attorno a Dybala. E proprio nell’ottica di una partita ogni tre giorni, il campione argentino che, suo malgrado, vista la cartella clinica degli ultimi anni, andrà centellinato.
Senza contare che il reparto si porta dietro delle incognite legate alle condizioni fisiche dei protagonisti. Pellegrini deve ancora rientrare, Soulé ha tribolato sino a pochi mesi fa con la pubalgia e di Paulo si conosce bene il suo trascorso medico. Un discorso che si può estendere anche al centrocampo, reparto dove Gasp non ama ruotare più di tanto. L’unico reparto che sembra a posto così è la difesa.